venerdì 15 giugno 2018

Anime visti nell'ultimo periodo #1


Torno sul blog a distanza di tantissimo tempo: mi rendo perfettamente conto che dall’ultimo articolo sono passati quasi sei mesi. In realtà ne ho pensate tante di scuse, perché potrei raccontarvi diecimila di motivi, ma in realtà, ciò che essenzialmente mi ha maggiormente frenata, è stato di non riuscire a scrivere proprio niente. Non è che mi mancasse il tempo, ho avuto i miei sprazzi liberi, la mia voglia di voler buttare due righe per un articolo sul blog, ma niente da fare: più scrivevo e più cancellavo, più mi scervellavo per trovare l’idea da cui partire e più mi sembrava di essere punto e daccapo.
Così mi sono presa una pausa. Una lunga, lunghissima pausa oserei dire: il mio ultimo post su Instagram risale a marzo. Però ho deciso di impegnarmi, per quanto potrò: tra università e altre cosucce, farò del mio meglio per essere costante sul blog e non arrivare a prendermi di nuovo una pausa del genere. 
Mentre sono davanti al PC, cerco di lasciarmi guidare da una scrittura libera e senza pensieri. Vi parlerò di una lista di anime che mi hanno accompagnato in questi mesi di blocco del lettore (perché come se non bastasse, sono entrata anche in una reading-slump assurda). Sarà difficile riuscire a parlarvi di ogni singolo anime cercando di non scrivere un post eccessivamente lungo, quindi siccome la lista delle serie animate seguite nell’ultimo periodo è ancora lunga, ho deciso di dedicarvi un altro articolo. 

Sword Art Online

Autore: Reki Kawahara
Genere: Fantasy, Avventura, videogame, sentimentale
Episodi anime: 25
Durata episodi: 24 minuti
Editore anime: Dynit
Rete italiana: Rai 4


Trama

Sword Art Online (SAO) è una realtà virtuale di gioco di ruolo in rete multigiocatore di massa (VRMMORPG) pubblicata nel 2022: grazie al NerveGear, un casco in grado di stimolare i cinque sensi dell'utilizzatore tramite la manipolazione diretta del cervello, i giocatori possono impersonare e controllare il loro stesso personaggio nel gioco direttamente con la loro mente.
SAO viene aperto ufficialmente il 6 novembre 2022, ma gli utenti connessi si rendono conto che è impossibile disconnettersi. Il creatore del gioco, li informa di averli imprigionati: se desiderano tornare ad essere liberi, devono raggiungere e superare l'ultimo livello del gioco. Tuttavia, in caso di morte nella realtà virtuale, il NerveGear causerà un coma cerebrale al giocatore per mezzo di scosse elettriche al cervello. Tra i tanti giocatori ad assistere alle parole di Kayaba, vi è Kazuto "Kirito" Kirigaya, uno dei 1.000 beta tester che aveva avuto la possibilità di provare il gioco in anteprima. Forte della sua precedente esperienza, Kirito si impegna a fondo per portare a termine il gioco da solo, ma col passare del tempo farà coppia con una giocatrice di nome Asuna di cui si innamorerà. 


[...] preferisco rimanere me stessa fino all'ultimo istante. Anche se fossi sconfitta e morissi, questo gioco e questo mondo non vinceranno mai contro di me. 
- Asuna

La prima cosa che mi viene da dire, ripensando a Sword Art Online, è che mi ha sinceramente lasciato con un po’ di amaro in bocca. Era una serie che a mio avviso aveva tutti gli elementi per conquistarmi: e infatti, alla prima puntata, io me n’ero già innamorata. 
I punti di forza di questo anime sono due: una trama originale, una sorta di Hunger Games ma tutto virtuale, anche se in un contesto decisamente meno brutale della trilogia di Suzanne Collins; e un protagonista forte e intraprendente, che finalmente infrange i canoni del classico personaggio principale un po’ goffo e maldestro, che scopre d’improvviso di avere un immenso potere. Kirito è diventato un po’ la mia nuova crush.
Ma con il proseguire degli episodi, ho avvertito che la serie stesse perdendo un po’ del suo brio iniziale. In ogni puntata gli eventi sono molteplici: sembra di avere a che fare con una decina di episodi, e invece magari si è ancora alla puntata quattro. Non mi è dispiaciuta questa caratteristica, ma non mi è piaciuto nemmeno quando a metà serie, mi è parso di ricominciare tutto daccapo. All’episodio quindici (o sedici?) per me Sword Art Online poteva anche finire lì: gli altri sono solo un allungamento del brodo che per me poteva tranquillamente essere evitato (mi è parso quasi che fosse una nuova stagione): Asuna e Kirito avrebbero avuto il loro lieto fine una volta svegli, non c’era bisogno, secondo me, di prolungare sta minestra per quasi 10 puntate.

E' impossibile parlare di Sword Art senza nemmeno dire qualcosa sulla storia d’amore tra Asuna e Kirito. Beh…posso solo dire che pur vedendoli benissimo insieme, la relazione tra loro poteva avere decisamente più di pepe: non mi sono dispiaciuti i momenti dolcissimi, ma a parte qualche piccola divergenza iniziale, la loro love story diventa decisamente stucchevole. Pure per una romanticona come me. 

Voto: 3 stelline su 5

Yuri on Ice

Regia: Sayo Yamamoto
Genere: Commedia, sportivo
Episodi: 12
Durata: 23 minuti


Trama 
La storia ha come suo fulcro Yuuri Katsuki, 23enne speranza del pattinaggio su ghiaccio giapponese reduce però da una cocente sconfitta in una competizione importante. Ritiratosi al paese natio nel Kyushu, vive dilaniato tra la volontà di rimettersi in gioco e il desiderio di ritirarsi. L'incombere di un nuovo Grand Prix è un punto di svolta ma è soprattutto l'incontro con altri due pattinatori russi a scuoterlo: Victor Nikiforov, cinque volte campione mondiale, che mostra presto un insolito interesse per Yuuri, e Yuri Plisetsky, giovane promessa di appena 15 anni, chiamato la “Fata di Russia” per la sua eleganza in pista ma che al di fuori si mostra arrogante e volgare come un delinquente...

“Yuri, sai perché ho deciso di diventare il tuo coach? E’ stata la musica ad attirarmi da te, è il modo in cui pattini…è come se il tuo corpo creasse musica.” 
– Victor

Come posso parlare di Yuri On Ice senza che avere gli occhi a cuoricino? L’anime è stato un toccasana in un periodo fervido e ricco di esami, i quali non mi hanno permesso di vederlo con la velocità con cui avrei terminato la serie se avessi avuto più tempo, ma almeno mi hanno permesso di godermi ogni singolo episodio con l’ansia e la curiosità di iniziare quello nuovo. 
Perché Yuri On Ice, in tutta la sua semplicità, è senza alcun dubbio rientrato tra gli anime più belli e più divertenti che io abbia mai visto, lasciandomi identificare nel personaggio goffo e maldestro di Yuri che però, pure col suo carattere impacciato non dà per nulla fastidio, anzi: le sue disavventure fanno super ridere, ma lasciano ben sperare che anche se si è timidi ed insicuri come lui, con l’impegno e la dedizione si può tutto, anche riscattarsi da una brutta posizione in classifica come accade al protagonista nel primo episodio. 

“Finora ho sempre pensato di dover lottare da solo, ma ora c’è Victor…è tutta un’altra cosa. Alcune cose sono rimaste uguali, altre sono cambiate, tutto sembra così nuovo ora…forse non riuscirò più a ritrovare ciò che ho perso, ma riesco chiaramente a vedere quello che ho intorno a me…” 
– Yuuri


E del suo splendido rapporto con Victor? Rimango sempre incantata dalla sintonia che li lega, e divertita dagli sketch che li vedono di tanto in tanto protagonisti in situazioni che, parlandoci chiaro, fanno sperare chiaramente in un qualcosa di più profondo tra i due (che c’è palesemente, andiamo!).
Ho tifato per la loro ship fino alla fine, e ho avuto i miei bellissimi momenti in cui la coppia si è realizzata, anche se non c’è mai stato niente di ufficiale, il tutto è molto velato e lasciato all’occhio del telespettatore. MA COME SI FA AD IGNORARE CERTE COSE, ANDIAMO!
Noi fan di Yuri On Ice meritiamo di sapere di più! 

Voto: 5 stelline su 5


Violet Evergarden

Genere: Dramma, Fantasy
Episodi: 13
Durata: 25 minuti
Anno di uscita: 2018


Trama
Bambole a Memoria Automatica. Un'invenzione che il professor Orland realizzò per la sua adorata moglie, ma che poi si diffuse con clamore in tutto il mondo. 
Violet Evergarden, una giovane Bambola a Memoria Automatica conosciuta come "l'arma", ha potuto lasciare il campo di battaglia grazie alla pace raggiunta dopo 4 anni di grande conflitto che divideva il Nord e il Sud del continente. In guerra ha sentito molte parole che non riesce a dimenticare, e ora vive per cercarne il significato. La Bambola proverà in prima persona emozioni e sentimenti in un viaggio alla scoperta dell'amore.

"Saresti d'accordo se ti assegnassi un nome? Violet. "Violet" mi piace. Ho la sensazione che ti donerà sempre di più man mano che diventerai grande. Rispecchierai quel nome, e non sarai solo uno strumento. 
- Gilbert

Spettacolo. 
Non trovo una parola più adatta per descrivere questo anime. Violet Evergarden è una cosa infinitamente meravigliosa, ed ho aspettato che la serie terminasse per potermene fare un’idea più completa. Non tutte le puntate lasciano col fiato sospeso, anzi, oserei dire soltanto qualcuna: ma pur non terminando con il colpo di scena, in ogni episodio, Violet compone un tassello della sua nuova vita.
E’ il viaggio di una giovane ragazza che deve imparare a vivere, a conoscere qualcosa che non sia la guerra; a comprendere cosa siano i sentimenti, quelli che Gilbert, il suo maggiore, ha cercato di spiegarle per tutto il periodo dell'arruolamento. Violet non ha conosciuto altro se non il rumore delle bombe in guerra, dello sparo delle armi, della pragmaticità dell’esercito. Vuole capire cosa significhi ti amo, comprendere ciò che il maggiore le abbia voluto dire poco prima di lasciarla.

Ogni puntata è ricca di un carico emotivo che va crescendo con il corso degli episodi, che non ti lascia andare via senza aver versato almeno una lacrima, o esserti sentito coinvolto abbastanza nelle esperienze di quei personaggi secondari che compaiono in ogni episodio. E’ come se ogni puntata, ti aiutasse a comprendere un sentimento nuovo, proprio come accade con la protagonista.
Potrei stare pure cent’anni a parlarvi di Violet Evergarden, a consigliarvelo fino allo sfinimento, perché oltre ad essere emotivamente inteso, è pure bellissimo da vedere: i disegni sono brillanti, luminosi, curatissimi, così tanto che rimango sbalordita da quanto ogni personaggio sia bello. 
Vedete Violet Evergarden. Merita. 

Voto: 5 stelline su 5


L’amore, come dopo la pioggia

Titolo originale: Koi wa Ameagari no You ni
Genere: Sentimental, Seinen
Episodi: 12
Durata: 24 minuti


Trama
Il compagno di classe piacione, l'afflitto responsabile di negozio, il suo lamentoso collega di lavoro e un suo tenero e carino compagno di club più giovane, tutti non hanno occhi che per lei, la giovane e bellissima Tachibana. Ma la protagonista è segretamente innamorata del proprietario del caffè in cui lavora part-time: un uomo di quarantacinque anni, divorziato e già padre.

"L’adolescenza a volte può essere difficile e crudele. Tuttavia ti accorgerai che le emozioni che si provano in questo periodo sono insostituibili."

Ho conosciuto “L’amore, come dopo la pioggia” dopo essere rimasta colpita dal manga in fumetteria. Mi era piaciuto talmente tanto che quando ho scoperto anche di una produzione animata, sono corsa immediatamente a seguire la serie. E purtroppo devo ammettere (che complici forse anche le aspettative troppo alte), purtroppo l’anime mi è piaciuto sì, ma mi aspettavo molto di più.
E’ una serie che punta molto sui sentimenti e sulle emozioni, con una protagonista matura, ma pur sempre incline alle sensazioni di una diciassettenne, che si prende una bella cotta per il suo datore di lavoro, di quarantacinque anni. Non c’è nessuna storia d’amore, mettiamolo subito in chiaro XD, ma soltanto una trama che si avviluppa intorno alle vite dei due personaggi principali: Akira comprenderà presto quali sono i suoi sogni, ma non sarà di certo l'unica. Anche di Masami, di cui la protagonista è innamorata emergeranno i suoi rimpianti e i ricordi di una giovinezza ormai andata, che lui rivede nella giovane protagonista.
La puntata 7 e la puntata finale sono le mie preferite, ma personalmente penso che per il resto, gli episodi abbiano un andamento talvolta lento che non riesce a prendere totalmente. 

Voto: 3 stelline e mezzo. 


domenica 31 dicembre 2017

Il mio 2017.


Doveva essere una sorta di Best of, un articolo in cui vi riassumevo le letture, gli anime, le serie tv e i film migliori di quest’anno.

Ma forse il mio cervello ha pensato a qualcos’altro. O forse stavolta, è proprio il mio cuore a dettare le righe di quello che sto per raccontarvi. Perché il mio duemiladiciassette è stato un anno di cambiamenti, di novità. Se dovessi guardare indietro, vedere com’ero a inizio gennaio e come sono adesso, dove sono arrivata, quasi non ci credo.

Sono sempre io dopotutto, la ragazza a cui piace rintanarsi nei libri, quella che si nasconde un po’ dal resto del mondo, quella che no, quasi non la noti, perché in fondo è così ben celata che spicca poco fra la gente. 
C’è sempre un po’ di quella persona in me, e io lo so che ci sarà sempre, anche quando sarò più grande. Ma sono anche felice di vedere qualcosa di diverso questo dicembre, una luce nuova in me. Sono orgogliosa di vedere quello che ho costruito, con i miei sforzi, e col supporto prezioso della mia meravigliosa e incredibile famiglia. 

Mi guardo indietro, e davvero, è impressionante da come da gennaio ad oggi le cose siano, incredibilmente mutate.

A inizio anno mi barcamenavo tra un lavoretto saltuario e un altro, a ventuno anni cercavo ancora la mia strada, quella che mi facesse capire: “è il mio sogno”. Eppure,  dopo le superiori, io non l’avevo ancora vista. Non mi sono arresa e ho continuato a cercare.
Il test all’università è arrivato dopo. Chissà cosa sarebbe accaduto se non avessi tentato, chissà cosa avrei fatto a quest’ora, senza ritrovarmi con una marea di appunti, libri e nozioni da studiare, ricordare, memorizzare.
Amo quello che studio: guardo a quello che sto imparando con un ottimismo impressionante, ho frequentato le lezioni con uno spirito entusiasta (certo, se non iniziavano alle 8 e mezza di mattina), barcamenandomi tra un treno e l’altro, tra una corsa e l’altra per raggiungere la metro in tempo e l’aula all’orario giusto. 
Ho conosciuto persone meravigliose, così belle e radiose, a cui mi sono legata subito, con le quali ogni giorno condivido lo sclero per una materia incomprensibile, per un capitolo noioso, per un aneddoto divertente. Persone che stimo, e a cui voglio seriamente un bene immenso.

Ho visto il mio blog, questo piccolo, piccolissimo angolino, crescere giorno dopo giorno. Ho scambiato opinioni con blogger e personcine adorabili, con le quali ogni giorno condivido l’amore per la lettura, che ci fa stare così bene. Credo anche di essere migliorata un po’ come blogger, e voglio continuare su questa strada, sperimentare la mia scrittura, continuare a condividere con gli altri questa meravigliosa passione per i libri, le serie tv, i film e molto altro. 

A oggi il mio duemiladiciassette forse non si conclude nella maniera più allegra possibile, di recente ho perso una persona in famiglia a me molto cara, e se ci ripenso non sempre riesco a passare queste festività col sorriso in volto. So che questa persona in particolare non mi vorrebbe vedere così, nemmeno piangere di nascosto, faccio ancora un po’ di fatica ad accettare la sua scomparsa, ma so che col tempo andrò avanti.
Ho qualche buon proposito per l’anno successivo, come perdere qualche chiletto tanto per cominciare (ma staremo a vedere), ma soprattutto voglio imparare ad essere più coraggiosa e a proteggermi di più, a non arrendermi e a crederci esattamente come ho fatto a metà anno. 
Ciao duemiladiciassette, anno di cambiamenti. 

* * *

Vi lascio qui di seguito la mia classifica, il mio Best of del 2017, ci tenevo a non farvelo mancare. 

Lettura migliore

Ho fatto tante belle letture quest’anno, ho avuto anche il piacere di conoscere giovani autori promettenti. Ma ho scelto di indicare, non solo per una questione stilistica, l’intera trilogia di Delirium di Lauren Oliver: ho fatto un tuffo nel passato, alla me sedicenne, sono tornata a Portland da Alex e Lena, mi sono innamorata nuovamente della dolcezza del loro amore, e ho avuto anche il finale che desideravo: Requiem mi ha un po’ deluso per mancanza di azione, ma non per la sua conclusione.
(E comunque prometto di riportare le recensioni della trilogia su questo blog, visto che erano su quello vecchio).


Serie tv migliore


Il mio 2017 è stato un po’ a corto di serie tv, anche perché non ho avuto tempo e modo di potermici dedicare con calma. Però, delle poche che ho visto, posso ritenermi soddisfatta. Ho divorato la serie di “Tredici”, sto rivedendo di tanto in tanto le repliche di NCIS, e quest’anno sono tornate anche le ragazze Gilmore. 
Grazie al mio meraviglioso papà, ho poi iniziato a seguire “Ghost Whisperer”: so che non è una serie tv proprio recentissima, ma l’ho trovata bellissima e sempre coinvolgente, mi teneva con gli occhi incollati allo schermo. Da piccola un po’ mi inquietava, ma a oggi dico che è forse la migliore serie tv di quest’anno.

P.S.: Avevo iniziato anche Stranger Things, ma per questioni di tempo mi sono dovuta fermare alla seconda puntata della prima stagione (prometto di recuperare).

Film migliore


Ok, qui la scelta si fa ardua e complicata: sceglierne uno non è semplicissimo. Potrei tranquillamente nominare “La Bella e la Bestia”, perché è stato praticamente come tornare bambina: cantare le canzoni del film, rivedere le scene che da piccola mi emozionavano. Oppure potrei indicare quello che è secondo me, uno dei film più commoventi che io abbia visto quest’anno: “La famiglia Belier”. Di quanto mi abbia colpito e di come abbia preso possesso del mio cuore e delle mie emozioni un attimo. I valori familiari e la forza e il coraggio della protagonista sono ciò che ne fanno il tratto distintivo. 
Ve lo consiglio, è un film che merita assolutamente.


Anime migliore

Per la categoria anime, per chi mi ha seguito un po’ su Instagram, potrà facilmente indovinare: rullo di tamburi………… ma sto parlando ovviamente dell’Attacco dei giganti di Hajime Isayama! 
Ve lo sareste aspettati?
Scherzi a parte: su questa categoria, non ho assolutamente alcun dubbio. Attack on titan è un anime che va visto almeno una volta nella vita, anche se probabilmente credete che non possa fare al caso vostro: è una storia costruita bene, con disegni a dir poco meravigliosi, che lascia sempre col fiato sospeso e che riserva sicuramente delle incredibili sorprese. La seconda stagione personalmente mi ha fatto credere di non avere una mascella per la quantità di stupore che ha comportato. 
Una menzione speciale voglio dedicarla a Toradora, di cui ho fatto un rewatch quest’estate (e di cui trovate anche la recensione sul blog) e a Sword Art Online, che sto seguendo solo di recente, ma che mi sta piacendo tantissimo. 
P.S.: Lo giuro, arriverà prima o poi una recensione: non voglio scrivere qualcosa tanto per, voglio che Attacco dei Giganti abbia lo spazio che si merita.

Manga migliore


La mia recensione di “Birth of Rivaille” potrà dirvi tutto. Disegni bellissimi, personaggi ben caratterizzati, che conquistano il cuore. Non sarà solo Rivaille ad arrivare dritto alle emozioni: pure Isabel e Farlan ci riusciranno. Farlan soprattutto: lo amerete.
Probabilmente se fossi riuscita a recuperare anche i volumi successivi al primo di “A silent voice”, credo che sarebbe stato un valido avversario: perché il manga di Koe no Katachi sembra promettere benissimo.


Crush dell’anno


Levi Ackerman. Probabilmente il personaggio più interessante in cui sia mai incappata quest'anno, e la crush più incredibile che io abbia avuto negli ultimi anni.





venerdì 15 dicembre 2017

Recensione "A due passi da te" di Irene Stasi

Pagine: 324
Editore: Albatros
Prezzo: €15,00

Trama
Emma, una ragazza di appena vent’anni, ha già sulle spalle un peso grande: quello di una famiglia costretta a spostarsi ripetutamente da una città all’altra. Brillante studentessa di astrofisica, deve destreggiarsi tra mille incombenze, traslochi, due adorabili fratellini e il suo inseparabile gemello Jacopo. Ma la “ragazza con la valigia” sente, in realtà, di non aver mai vissuto una vita vera, un’esistenza tutta sua, e porta dentro al cuore un peso sempre più opprimente a cui non riesce a dare forma. Forse è il rapporto diffcile con sua madre, famoso cardiochirurgo? La separazione dei genitori? O la mancanza di radici e affetti veri? Emma gode però di una sola certezza: l’amore infinito di e per suo padre che la porta in un mondo totalmente nuovo, quello della meravigliosa Parigi, dove riuscirà forse per la prima volta, a trovare se stessa. A due passi da te è una sorta di romanzo di formazione moderno, in cui l’amore per la vita impregna le pagine ricordandoci quanto valore abbia ogni singolo secondo, soprattutto quando, da un momento all’altro, a causa del Male nella sua forma più crudele, tutto può andare perduto irrimediabilmente.


“Ti sto solo invitando a non essere sempre così cinica e ponderata. Sei talmente tanto abituata ad eccellere e ad essere perfetta che non vorrei avessi imparato a controllare le emozioni più forti.”

Recensione

Rifletto spesso e a lungo su come iniziare una recensione, perché il più delle volte mi frullano per la testa una marea di cose da scrivere e il punto di partenza è sempre quello più difficile. E’ per questo che, mentre rileggo la frase sopracitata, penso non ci sia modo più giusto se non cominciare proprio da Emma, la protagonista, e di come questa riflessione possa racchiudere in poche righe gli aspetti più importanti del suo carattere.

Anche se non ho condiviso spesso alcuni dei suoi comportamenti, ho provato a immedesimarmi in lei, a capire il perché di certe sue decisioni, a comprendere alcuni atteggiamenti. Forse un po’ capisco Emma e la sua diffidenza, il suo terrore a volersi fidare, a lasciarsi andare a una vita meno impostata.

Una delle cose che ho apprezzato di più di Emma, è il suo amore e la sua dedizione alla famiglia. Il libro ruota molto attorno a questo aspetto, e l’ho trovato semplicemente meraviglioso, visto quanto per me siano importanti i miei cari. 
Emma non ha una famiglia proprio unita, si barcamena tra il divorzio dei suoi, tra l’università di astrofisica, nei lavori di casa e nell’accudire i fratelli più piccoli, ma anche il suo gemello. Una vita continua tra una città e l’altra, con la valigia sempre pronta, che non si sa mai quando sua madre Germana, la sua insuperabile madre in carriera, che ha sempre preferito il lavoro da cardiochirurgo agli affetti, ottenga un nuovo trasferimento.
E’ interessante scoprire questo rapporto così poco idilliaco, del risentimento covato nel cuore di Emma nei confronti di Germana, eppure l’affetto incondizionato che continua a provare per lei nonostante tutto, come se ci fosse sempre una piccola speranza che sua madre possa semplicemente essere una mamma e non solo la dottoressa brillante che tutti ammirano e osannano. 

* * *

“Forse un giorno saremmo diventati un uomo ed una donna indipendenti che muovevano autonomamente i fili del loro destino. Ma oggi partivamo verso un nuovo orizzonte. Parigi.”

Anche con Jacopo, suo gemello, Emma ha un rapporto molto bello. Ho apprezzato il suo preoccuparsi dell’unica sorellina, del suo volersi prendere cura della famiglia vista la totale assenza della madre, a fare in modo insieme ad Emma, di colmare quei vuoti lasciati nei cuori di Mattia e Geremia, i più piccoli di casa.

La storia si sposta in una nuova città, Parigi, ma non è solo incentrata sulla famiglia, ma anche sull’amicizia con Edith, e sul nuovo, ma forse primo vero amore per Emma, Ethan. Lui è la scommessa, è l’ignoto, qualcosa che Emma non può controllare e che la spaventa. Lui è esattamente come sua madre, un cardiochirurgo, e ciò la spaventa e le fa immaginare che probabilmente sarà come Germana, totalmente assente nella sua vita. 

* * *

La storia di Irene Stasi ha uno sviluppo interessante, un libro che si potrebbe tranquillamente leggere in pochi giorni o anche meno di una settimana se si ha più tempo della sottoscritta.

Ho apprezzato la scelta dell’autrice di prediligere a valorizzare gli aspetti familiari e quelli dell’amicizia, e anche il modo in cui questi ultimi risaltano all’interno della narrazione con una certa importanza.
Forse quello che non mi spinge a non dare più di tre stelline e mezzo al libro è come già anticipato, certi comportamenti e atteggiamenti dei personaggi che non sempre mi hanno convinto; alcuni aspetti all’interno della storia che non sono stati totalmente ampliati e che sono lasciati lì in modo più vago. Avrei preferito che alcune parti, come ad esempio la passione di Emma per l’astrofisica, fossero approfondite un po’ di più. O che certe descrizioni, fossero un po’ più dettagliate. 
I personaggi invece sono certamente ben inquadrati, con i rispettivi caratteri e i loro relativi sentimenti e timori. 

Il finale è stato totalmente spiazzante, inaspettato, l’autrice mi ha lasciato decisamente senza parole. Irene Stasi si è ricollegata ad uno dei fatti di cronaca più tristi, quello dell’attacco terroristico al Bataclan, a Parigi, nel 2013. 
E’ una storia molto dolce e la consiglio, e forse anche molto azzeccata per questo periodo invernale, da leggere accanto al caminetto o tranquillamente sul letto, con una bella copertina e una tazza di tè. 
Ci tengo a ringraziare ancora gentilmente Irene Stasi per la copia del suo romanzo e avermi dato fiducia.

Voto
3 stelline e mezzo su 5

L'autrice
Irene Stasi è nata a Crotone nel 1989. All’età di dieci anni si è trasferita a Napoli, dove vive attualmente. Ha conseguito la laurea in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti ed ha collaborato presso un giornale locale. Ha già pubblicato un primo romanzo dal titolo Oltre ogni distanza (Start Press, 2015), un secondo dal titolo Ali di carta (Gruppo Albatros il Filo, 2016) e un suo racconto è stato edito nella raccolta di storie Chi ce l’ha più s*****o di Federica Bosco (2017).

giovedì 23 novembre 2017

Recensione "Quel che rimane incastrato nel vento" di Alessandro Tonoli


Pagine: 94

Vi lascio qui di seguito il link diretto all’acquisto del libro: “Quel che rimane incastrato nel vento” verrà pubblicato solo dopo un certo numero di pre-order. Per chi volesse sostenere l’autore, e leggere il suo nuovo libro, cliccate sul link qui sotto!


Trama
Cecil è una giovane ragazza  svuotata dalla vita. L’università, il lavoro e la frenesia dell’esistenza hanno drenato fino all’ultima goccia la sua passione per la danza, lasciandola alla deriva in guscio vuoto. Per questo si recherà a Bajardo, antica cittadina Ligure, dove scoprirà la presenza di un vento, un vento che la gente del paese dice possa raccontare, e far vivere, delle storie uniche. Cecil non ha però più il cuore per credere in tutto questo, e le sembrerà solo uno dei tanti racconti assurdi di un paese vecchio e dimenticato. Ma lentamente con l’amicizia di Emile, un attore in preda ad uno strano concetto di dissolvenza, sembra iniziare a cambiare qualcosa. Una storia la sta cercando per tentare di sconfiggere quel dramma nascosto nel suo passato. Una storia che possa tornare a farle credere nell’incanto di tutte le storie, e farle ritrovare, forse, quella che era nata per vivere.

"Tutte le persone che vedi, qui, sono legate a quel vento. Per qualcosa che sanno solo loro. Per qualcosa che che lui ha raccontato loro.
Cecil, molte persone, questo vento, le ha salvate."


Recensione
Corro, tra un treno e l’altro, mi affretto a raggiungere l’aula per la lezione successiva, trascrivo gli appunti, provo a studiare, ma non ci riesco tanto quanto vorrei. In quegli spiragli di pausa, in cui decido che ne ho abbastanza, che la mia testa sta diventando una pentola a pressione, “Quel che rimane incastrato nel vento” mi tiene compagnia, mi concentro su qualcosa di più tranquillo, la lettura aiuta finalmente la mia mente a rilassarsi.

Alessandro me l’aveva detto, Cecilia non mi avrebbe invidiato affatto per l’università. Eppure io, in questa protagonista, ci rivedo tanto di me stessa: nella sua corsa continua, nel suo impegno nella danza, nel suo studio, nel voler stare il più possibile al passo con tutti i suoi programmi.
In teoria ci potremmo rivedere quasi tutti in lei: sempre alla ricerca del tempo, un tempo che è sempre più veloce, intenso, che non lascia scampo. Siamo troppo presi dagli impegni, appuntamenti, ci dimentichiamo di prenderci del tempo per noi, di riscoprire quello che ci piace, di stare bene.

“Quel che rimane incastrato nel vento” è arrivato al momento giusto, perché mai più di così, soprattutto in questo periodo in cui ho intrapreso un percorso universitario, mi sono sentita tanto vicina alla storia. 
Capitano a tutti momenti di crisi, momenti in cui la realtà ci sta seriamente divorando e necessitiamo di una pausa. Cecilia ha bisogno di ritrovare le sue emozioni, la bambina che c’è in lei, la passione che un tempo la legava alla danza, che ha sempre amato profondamente. 
Bajardo è la meta ideale, il posto per schiarirsi le idee, per ricominciare. Tra lo scetticismo iniziale, l’incontro con Emile sarà essenziale. Lui è l’amico di cui Cecilia, o per meglio dire Cecil, ha bisogno. E’ la persona forse più lontana dalla sua personalità, così estroverso, esuberante e anche un po’ strambo.

Anche con Emile condivido un grande amore: il teatro. Anche io da qualche tempo faccio parte di una piccola compagnia teatrale, e lui è un attore di teatro, uno che non si fa problemi a decantare monologhi nei piccoli locali di Bajardo, a scavare un po’ nei sentimenti di Cecil, che lui si diverte a chiamare così.

E’ un viaggio alla riscoperta di una nuova vita per la protagonista, una storia che da un punto di vista stilistico mi ha ricordato “La piccola Parigi” dello stesso autore: frasi secche, profonde, che riflettono profondamente l’ambiente circostante, ma in particolar modo sui sentimenti e le emozioni dei personaggi.
Un viaggio in una piccola città ligure che amerete sicuramente, in ogni suo angolo, in ogni sua piccola storia e credenza. Un viaggio alla scoperta del vento, un vento che salva le persone. 
La ricerca di questa brezza che all’inizio lascia decisamente perplessa Cecil.
Un viaggio nell’amicizia tra Emile e la protagonista, che vi farà sorridere.
Un viaggio nel nuovo libro di Alessandro Tonoli.
* * *
Ho apprezzato particolarmente il modo in cui l’autore lavora sulla psicologia dei suoi personaggi: con Cecil fa un buonissimo lavoro andando a scavare in quelle che sono le sensazioni della protagonista e della sua paura di non riuscire a far emergere la sua bambina, quella che è rimasta a dormire per tanto tempo dentro di sé. 
Ho apprezzato Emile (chi non vorrebbe un amico così pittoresco come lui?), anche se mi è dispiaciuto per come sia uscito di scena, così, inaspettatamente. 
Fra i due libri dell’autore preferisco “La piccola Parigi”, ma per una questione puramente affettiva, “Quello che rimane incastrato nel vento” è comunque un libro molto bello e intenso, da leggere sicuramente.
Ringrazio l’autore per avermi gentilmente inviato non solo questo libro, ma anche il racconto di “Alia”, che fa un po’ da ponte tra il suo primo racconto e il nuovo romanzo in uscita adesso. Gli elementi principali della storia sono Alia, l’amore per la pittura e in particolar modo per la sua famiglia. Un racconto che non manca però di un velo di malinconia: il finale vi lascia con un grosso, enorme magone. 

Voto
4 stelline su 5

L'autore 
Nato nel 1988, Alessandro Tonoli si è laureato presso la facoltà di Comunicazione, New Media e Pubblicità dell’Università Uninettuno e lavora in un primario istituto di credito. Scrive articoli per il sito HavocPoint e ha un blog personale per il sito di tecnologia Tom’s Hardware chiamato Glasslands dove si occupa di cinema, videogiochi e media.
Ha una passione per la recitazione e ha frequentato l’accademia teatrale dell’associazione culturale “Teatrando”, dove collabora saltuariamente come attore e drammaturgo.
Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo breve "La piccola Parigi", edito da GWMAX Editore, mentre, nel 2017, ha pubblicato per l'editore Delos Digital l'opera saggistica "Tutto quello che devi sapere sulla realtà virtuale".




lunedì 30 ottobre 2017

Recensione "Birth of Rivaille"

Opera originale: Hajime Isayama
Storia: Gun Snark (Nitroplus)
Disegni: Hikaru Suruga
Volumi: 2
Editore: Planet Manga
Prezzo: €4,50

Trama
L’incredibile storia di un giovane criminale della città sotterranea, abilissimo con il dispositivo per la manovra tridimensionale, divenuto il soldato più forte dell’umanità…IL CAPORALE MAGGIORE RIVAILLE!



“Non importa quale criterio ti porterà a decidere, nessuno può sapere il risultato di quela decisione. L’ unica cosa che ci è permessa è credere che non rimpiangeremo quella scelta."


Recensione

So che vi avevo promesso una recensione de “L’attacco dei giganti” per settembre, ma la sua uscita slitterà a novembre per i motivi più disparati. Oltre al tempo sempre più limitato, vorrei dedicare la giusta attenzione a un anime che ha saputo catturarmi come pochi hanno fatto fino ad ora, quindi mi ci metterò di impegno per scrivere una recensione in cui possa esprimere al meglio la mia opinione su questa serie per cui sono andata totalmente in fissa.

“Birth of Rivaille” è una “costola” de “L’attacco dei giganti”: sono due bellissimi spin-off in cui la storia si incentra totalmente sulla vita del personaggio probabilmente più amato da tutto il fandom: Levi. E’ per questo che, mentre sto fissa davanti allo schermo con la piacevole melodia di “Lit”, soundtrack di Koe no Katachi, cerco il modo per iniziare a parlarvi di quanto io abbia adorato questi due volumi e di come Levi sia senza alcun ombra di dubbio il personaggio che più abbia amato dell’intera serie.

E’ stata una mia amica, Anna, a farmi scoprire “L’attacco dei giganti”, ma soprattutto a rivelarmi l’esistenza di questi due meravigliosi spin-off, vista la sua ossessione (anche se meno preoccupante della mia) per Levi. Inutile dirlo, mi ci è voluto un po’ per trovarli, fino a quando non ho scoperto due fumetterie stupende e sono riuscita a recuperarli entrambi. 

Diciamo che con il personaggio di Levi non è stato proprio un colpo di fulmine, nel senso che all’inizio non è che avessi proprio una precisa opinione su di lui. Fidatevi, che anche se avrete la mia stessa impressione, lui saprà in qualche modo conquistarvi. 

Il punto è che è proprio un personaggio tosto. E non mi riferisco solo alla sua forza o al fatto che col cavolo che i giganti possano anche solo torcergli un capello, ma è quell’apatia, quell’apparente indifferenza che fa sorridere sotto i baffi…e fidatevi, che sarete gli unici ad allungare le labbra visto che lui lo farà solo una volta.

Ed è qui che giungiamo ai due spin-off. Ho sempre voluto scoprire di più su Levi, sapere cosa si celasse dietro la sua maschera di gelo, quando in realtà appare evidente che non sia una macchina e che abbia anche lui i suoi momenti “umani” nell’anime. Mi è rimasta impressa una puntata in particolare, la 22 o la 23, non ricordo quale sia il numero preciso: è l’episodio in cui la squadra di Levi fa la fine che fa, e lui continua a sembrare gelido, ma poi appare evidente che si lasci quasi andare alle sue emozioni e al più terreo sentimento.

Se però avete bisogno di un Levi in tutte le sue sfaccettature, la lettura di “Birth of Rivaille” farà sicuramente al caso vostro. 

Da questi due volumi sono stati tratti due speciali, il quarto e il quinto OAV de “L’attacco dei giganti”. A mio avviso i primi tre non hanno granché importanza per la trama in sé, ma quelli dedicati a Levi in qualche modo sì, visto che illustrano la cruda realtà della città sotterranea, e la vera vita di Levi, quella di ladro, insieme all’amico di sempre, Furlan. L’incontro successivo con la spumeggiante Isabel e la creazione di un trio inseparabile, tanto da trattarsi l’un l’altro come fratelli di sangue.

Isabel e Furlan non compaiono nella serie principale, e il loro amaro finale, in un anime del genere, potete benissimo immaginarlo. Sta ora a voi scoprire come siano arrivati a quel punto, e soprattutto come e perché Levi sia entrato nel Corpo di Ricerca, da abitante della città sotterranea qual era. Il legame che lo unisce alla famosa frase della scelta senza rimpianti, che non è buttata tanto a caso durante la cinquantasettesima spedizione.

Gli OAV li ho trovati bellissimi. I disegni sono visibilmente magnifici, come il resto di quelli dell’anime in sé, che sono a mio avviso, nettamente superiori a quelli del manga. Ma, se c’è una cosa che fanno questi due speciali, è ridurre il cuore in tanti piccoli pezzettini e trasformare il volto in una valle di lacrime, soprattutto se si ha a cuore il personaggio di Levi.

La storia dei due spin-off è pressoché uguale a quella degli OAV, fatta eccezione per alcuni particolari che non sto qui a svelarvi per non fare spoiler. Tuttavia, mi sento di dire che, se dovessi fare una scelta fra entrambi, preferirei di gran lunga la lettura dei due manga. In realtà ho amato i due OAV, e la mia decisione dipende dal fatto che certi aspetti sono stati maggiormente approfonditi, e i personaggi di Furlan e Isabel, sono molto più delineati, e questo l’ho apprezzato.

Ma soprattutto, quant’è bello il personaggio di Furlan? Non pensate a lui solo come la spalla di Levi, o al fratello che non ha mai avuto: è maturo, intelligente e il più delle volte riesce a far desistere un giovane Levi da certe sue decisioni. Penso che, se fosse stato inserito nella serie principale, sarebbe stato un personaggio interessantissimo.
Per quanto riguarda i disegni, li apprezzo molto di più di quelli della serie principale. C’è stato un vero miglioramento, io sono ancora indietro con le scan online del manga, ma sarò sincera: i disegni non mi fanno per niente impazzire. 
Quelli di “Birth of Rivaille” però sono bellissimi, si avvicinano tanto a quelli degli OAV (soprattutto Furlan) e  credo che questo sia dovuto anche al fatto che l’artista non sia lo stesso.

Detto questo, aspettatevi la recensione de “L’attacco dei giganti” per novembre: mi sono accorta di aver scritto un papiro immenso e non voglio dilungarmi oltre. Vi abbraccio e vi invito alla lettura di questi due spin-off. 

Voto
5 stelline su 5



martedì 17 ottobre 2017

Recensione "La piccola Parigi" di Alessandro Tonoli


Pagine: 60
Editore: GWMAX editore
Prezzo: € 9,00 - formato cartaceo; € 2,99 - formato Kindle


Trama
Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome.
Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.”


“D’altronde l’innocenza è una cosa rara. Ed essendo rara, la vita tenterà sempre di risparmiartela, ricordati. Quando la trovi, tienitela stretta”


Recensione

In teoria, all’inizio di ogni recensione, riporto sempre la citazione che più mi ha colpito dell’intero romanzo, o una che possa raccoglierne in qualche modo il succo dell’intera storia.
Sono pronta a svelarvi che decidere su quale frase di questo libricino far ricadere la mia scelta, è stata una vera impresa. Ce ne sono state diverse che mi hanno fatto soffermare e riflettere a lungo, per via dei significati celati al loro interno.

Alla fine ce l’ho fatta e ne ho scelte due. La prima è proprio quella sopracitata: credo racchiuda l’essenza stessa della sua storia: l’innocenza. 

L’innocenza di due bambine: quella di Chiara e della piccola dai capelli biondi che vagava per le strade di Cabiate ai tempi dello stesso nonno di Chiara, seminando sorrisi e rasserenando gli animi delle persone. Nessuno sa chi sia, quasi come se fosse una creatura magica arrivata apposta per far stare bene la gente. E’ lei a voler rendere la cittadina di Cabiate una “piccola Parigi”.

La storia è piena di una dolcezza e di una tenerezza che sciolgono il cuore. Lo stile mi è piaciuto particolarmente, incalza ad ogni pagina e tiene gli occhi incollati al racconto emozionato del nonno alla sua nipotina.
Ho letto l’intera storia d’un soffio, durante una pausa all’università, con la curiosità di voler scoprire chi fosse quella bambina misteriosa e perché d’improvviso fosse scomparsa; intervallato ogni tanto da qualche momento dedicato alla nonna di Chiara, morta da poco, e di cui il marito sente palesemente la mancanza anche se non lo dà a vedere. 

Una favola che però non può non lasciarti con un po’ di magone e di emozione sul finale. Una lettura breve, di sole 60 pagine, che quasi ti dispiaci di aver concluso la storia così presto, eppure sai che ogni pagina letta vale tanto.

“[…]E come tutti i cuori romantici lo tenevo ben al riparo da tutte le persone. Ero uno che pensava, pensava e pensava, e non parlava, non parlava, non parlava”.

Altra frase che vi cito, è proprio questa qui. Sono rimasta impressionata da quanto ogni singola parola pronunciata dal nonno di Chiara mi rispecchiasse in pieno: mi sento esattamente anche io come lui. E’ stato uno dei momenti che più mi sono piaciuti del romanzo. 

Non perdetevi la storia de “La piccola Parigi”, ha tanto da dare in quelle poche pagine, e io ringrazio ancora l’autore per la fiducia che ha riposto in me e nella mia recensione. 

Consigliato?
Assolutamente sì!

Voto
4 stelline e mezzo su 5



sabato 7 ottobre 2017

Recensione "Il Divoratore d'Ombra" di Gianluca Villano


Editore: Youcanprint
Pagine: 276
Prezzo: € 15,00


Trama
Crios e Logren sono amici d’infanzia, cresciuti insieme nell’Asher, il vecchio asilo delle Levatrici. Crios, il giovane Oblato, è vigoroso e bello, sta per essere consacrato, attraverso una Cerimonia Solenne, come Divoratore d’Ombra, mentre Logren, mite, sensibile, ha una grande interiorità che rischia di farlo vacillare tra raziocinio e fantasia. Ma sarà solo l’immaginazione di Logren a fargli vedere cose che gli altri non riescono a percepire? Sarà la fervida fantasia a fargli avere sogni e visioni tanto intense e vivide da turbarlo anche nella veglia? Coinvolti in mirabolanti avventure e misteri soprannaturali, i due protagonisti scopriranno l’inesorabile fato che avanza.


“Logren cercò di tranquillizzarsi, ma non ci riusciva. Cosa ne sarebbe stato di Crios dopo la Trasfigurazione? Solo un mostro sanguinario assetato di morte, privo di ogni coscienza umana […]”


Recensione

Se c’è una cosa che cattura all’istante l’attenzione di amanti del fantasy come me, sono storie dalla trama intrigante come quella de “Il divoratore d’Ombra” di Gianluca Villano. Primo volume della saga della Corona delle Rose, ci tengo a ringraziare ancora l’autore per la copia del suo romanzo e per avermi dato l’opportunità di recensirlo. 
La copertina riassume in breve alcuni degli elementi più importanti del libro, e che non sto qui a rivelarvi perché farei spoiler. C’è da dire che, a mio avviso, è senza ombra di dubbio una copertina molto bella; anche se in generale, secondo me, è proprio l’edizione che è stata curata bene. 
Pur possedendo solo una copia digitale del libro, posso solo immaginare quanto rendano su carta le due mappe del mondo di Arbor e Muelnor, che ritroviamo poco prima del capitolo iniziale. Una cosa che mi piace proprio da matti, sono i fantasy con edizioni ben curate che illustrano a volte, mappe dei mondi che fanno da sfondo alla narrazione.

La trama ha due personaggi di spicco: Logren e Crios. Il primo, timido ed impacciato; il secondo è spavaldo e sicuro di sé. Il legame di amicizia che li unisce va oltre le diversità caratteriali, da quando entrambi sono stati allevati nell’Asher, tra le cure severe delle Levatrici e le premure di Handrya, l’unica Levatrice che si mostra amorevole e gentile nei confronti dei bambini. Il suo ruolo è inaspettatamente importante, che si intreccia ai due amici, ma più di tutto al corso della storia.

Siamo in una Muelnor dai tratti medievali, in un fantasy dalle tenute decisamente dark. Crios sta per essere consacrato come Divoratore d’Ombra attraverso una Cerimonia Solenne, ma soprattutto è stato indicato come il Profeta, il quale sarà in grado di compiere prodigi e porterà prestigio e onore al popolo dei Sindelore, da sempre in conflitto con i Debenlore. In realtà, presto si scoprirà che sono anni che Crios non fa più sogni come un vero Profeta che si rispetti, mentre Logren, da sempre rimasto alla sua ombra, è tormentato da visioni e da episodi strani. Ma, per non farvi anticipazioni, non aggiungerei altro.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, la prima parte del libro non mi ha entusiasmato come avrei voluto, non che di scene di pathos non ce ne fossero, alcuni momenti mi facevano pensare “e adesso cosa succede?”. Tuttavia, almeno per la prima metà del romanzo, per quanto la storia sì, mi piacesse, non sono rimasta coinvolta come speravo. 
Lo stile dell’autore è senza alcun dubbio uno dei più ricchi e meglio forbiti che io abbia mai incontrato nella mia esperienza di lettrice: le descrizioni dei luoghi, che sono parti predominanti del romanzo, sono molto piene e dettagliate, e io apprezzo queste qualità dei fantasy, odio le descrizioni degli sfondi che tendono ad essere scarne. Tuttavia, secondo me, sono molto, molto ricche e spesso tendono a far distrarre un po’ l’attenzione, almeno è quello che è successo a me, che dovevo ritornare a rileggere per una seconda volta un punto preciso.
La seconda parte invece, mi è piaciuta molto di più. C’è azione, soprattutto negli ultimi capitoli non c’è un attimo di respiro e i miei occhi sono rimasti incollati alle pagine fino alla fine. Mi aspettavo una specie di finale “aperto” visto che si tratta di una saga e sarei curiosa di sapere come procede la storia.

Empaticamente, tra i due personaggi principali, mi sono sentita più vicina a Crios che a Logren, anche se è quest’ultimo il vero protagonista della storia. Forse era il ruolo di Crios a farmi sentire più vicina a lui, un destino che è imposto a qualsiasi Oblato senza che lui possa farci nulla. La loro amicizia è uno degli aspetti che maggiormente ho apprezzato di tutta la storia, perché non si spezza, almeno fino ai capitoli finali, dove la storia prende una piega totalmente irreversibile.

Il mio è un parere completamente soggettivo, complessivamente è un libro che consiglio e di cui sarei curiosa di scoprire anche qualcosa di più sul secondo, che è già stato pubblicato. Auguro un grosso in bocca al lupo all’autore per l’uscita degli altri romanzi della saga.

Consigliato?
Sì.

Voto?
3 stelline e mezzo su 5

L'autore
"Tutto ebbe inizio all’età di 10 anni, quando Gianluca Villano frequentava la quarta elementare: rimase rapito dal cartellone pubblicitario di un film che si proiettava al cinema: La foresta di smeraldo. All’inizio fu come un gioco, scrivere racconti in cui lui era il protagonista, dove poteva sognare di avventure e imprese folli e fare l’eroe, poi divenne una parte essenziale della sua vita, una necessità, un bisogno, un modo incredibile per liberare la fantasia."
Pubblicazioni di Gianluca Villano:
  • Aprile 1996. Pubblicati Articoli su rivista fantasy nazionale Kaos (n°35): “Arachin, Signore dei Ragni”, “La progenie del caos: Bakland e Sorkron”.
  • Agosto 2002. Pubblicato romanzo fantasy “La Rosa dei Nirb”, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Giugno 2003. Poesia “La Rosa e le spine”, pubblicata su Antologia Poesie del Nuovo Millennio, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Novembre 2003. Poesia “Il Bacio di un Angelo”, pubblicata su Antologia Premio Pablo Neruda 2003, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Dicembre 2003. Poesia “A Valentina”, pubblicata su Antologia Tra un fiore colto e l’altro donato, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Dicembre 2003. Scheda biografica inserita nell’Enciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Aprile 2005. Romanzo fantasy “Il Muro d’Ombra”, edito da I Fiori di Campo (Pv)
  • Ottobre 2008. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Sigillo dell’Unicorno”, edito da Il Filo (Rm).
  • 25 Ottobre 2009. Giardini Naxos. Menzione d’Onore a Il Sigillo dell’unicorno conferita dall’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio “Poesia Prosa e Arti Figurative 2009”.
  • Febbraio 2016. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Divoratore d’Ombra”, primo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Aprile 2017. Pubblicazione romanzo fantasy "L'obelisco dei divoratori", secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.



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